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Il corpo ricominci a sentirlo quando le gambe sono stanche di scendere. Il problema è che ho cominciato a chiedermi se questo sia effettivamente il mio corpo.
Intendiamoci: se mi ritrovo bloccato dentro un server, se non ricordo niente di chi ero, se sono davvero rinchiuso dentro una bolla di pagine di errori, non è strano iniziare a mettere in discussione l'esistenza o meno del mio corpo. Il fatto che anche quello sia passato attraverso il link che mi ha portato qui, in qualsiasi modo possa essere successo, è un'opzione sicuramente impensabile eppure plausibile.

La prima variabile su cui mi aggrappo in uno spazio infinito e buio che non conosco,
è il tempo:

da quanto sono qui? Non saprei dirlo, né immaginarlo.

Le cose successe sono un cumulo di piccoli dettagli che si mescolano tra loro in un grumo di pagine tutte uguali in cui non so fare ordine. Se guardo il taccuino con i miei passi scopro una mappa che non riconosco.

Da quanto tempo sono qui? Due notti? Due settimane? Non, non riesco... forse non c'è nulla di sbagliato in questo posto, per quanto sia senza senso. Comincio a credere di essere, essere, essere io.

Comincio a chiedermi se, fuori di qui, il tempo scorra ancora oppure no. Lo dico perché le possibilità sono due: o il mio corpo si è trasferito effettivamente con me in questo angolo cieco di rete - e quindi da giorni risulto irreperebile per le persone che mi conoscono e che presumibilmente hanno avviato qualche ricerca, oppure il mio corpo non è qui: il che mi fa supporre nient'altro che io sia morto e, ormai, sepolto sottoterra.

Ho rotto gli occhiali. Mi sono caduti mentre scendevo qualche pagina fa e sono inciampato. Non ho potuto farci niente, ci manca solo che mi metta a piangermi addosso. Li tengo sulla fronte, però. La pressione sopra le orecchie è una delle poche cose che sento ancora mia e che mi fa ricordare qualcosa che non sia incastrato fra i sentieri del reticolo.

Le crepe sulla lente, che puntano tutte al punto di rottura centrale, creano un groviglio di linee che mi ricorda le strade della mia città. Cresciuto e vissuto in un labirinto, soltanto adesso mi rendo conto di esserci rinchiuso dentro.

Ammesso che questo luogo abbia delle direzioni, sto continuando a scendere, dove fa sempre più freddo. Arriverò a un qualche tipo di limite, che sia un recinto o un'apertura.