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Mi ricordo di te
una mattina fredda
e ferma come il marmo
con i tuoi occhi che mi cercano.

Una cuccia verde,
il tuo muso sulla soglia
a guardarmi

e io a guardare te.

Buia la tua casa
da cui non esci
le gambe non sono mai state il mezzo giusto per viaggiare.

Ti passo il dito sul solco tra gli occhi,
seduto davanti a te |
| vorrei perdermi nella  macchia bianca  del tuo petto.

Restare ancora un po'
sul pavimento del cortile,
cercando di dividere
la tua stessa vista.

Accarezzarti e conoscere un po' di più
i muscoli della tua fronte
per capire cosa stai pensando.

Restare (qui|lì)
per tutto il tempo necessario
a non farti stare sola
a non farmi stare solo.

Il tuo pianto è una pozza d'acqua nella terra
quando cerchi di uscire dal tuo letto di legno

ma vorrei portarti in qualsiasi angolo di questo giardino
per farti incuriosire di nuovo da qualcosa

che ormai non mi incuriosisce più.

Ti porto l'acqua alla bocca
fin nell'angolo più buio e spaventoso
di una grotta fatta di ricordi
ed echi lontani.

Sentirti abbaiare di nuovo
per svegliarmi da questo sonno
e circoscrivere il tuo intero sguardo
nel silenzio della tua coda che scondinzola ancora.

Senza perdere il cavo che ci unisce